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Obblighi fiscali del ristoratore: F24, versamenti periodici e scadenze da non perdere

di Redazione RistoratorePro Pubblicato il 02/07/2026 9 min di lettura

Il calendario fiscale del ristoratore

Chi gestisce un ristorante, una pizzeria o un bar deve fare i conti con un fitto calendario di adempimenti fiscali. Non si tratta solo della dichiarazione dei redditi annuale: durante l'anno ci sono decine di scadenze periodiche che, se mancate, generano sanzioni, interessi di mora e nei casi più gravi accertamenti da parte dell'Agenzia delle Entrate.

In questa guida riassumiamo gli obblighi principali, le scadenze e le modalità di versamento tramite modello F24, con un occhio pratico a ciò che serve davvero al titolare di un locale.

Il modello F24: cos'è e come funziona

Il modello F24 è lo strumento unificato con cui si versano quasi tutte le imposte, i contributi previdenziali e i premi assicurativi. Per i ristoratori, i versamenti più frequenti sono:

  • IVA periodica (mensile o trimestrale)
  • Ritenute d'acconto IRPEF sui compensi dei dipendenti e dei collaboratori
  • Contributi INPS per dipendenti e per la gestione commercianti del titolare
  • INAIL (premio annuale con acconto)
  • Diritto camerale annuale

Il pagamento avviene esclusivamente in via telematica: tramite il servizio F24 online dell'Agenzia delle Entrate, attraverso il proprio home banking oppure delegando il commercialista. Dal 2024 non è più possibile presentare F24 cartacei in banca per importi superiori a mille euro.

IVA: liquidazione e versamento

L'IVA è l'imposta che incide di più sulla liquidità di un ristorante. Ogni mese (o ogni trimestre, se il fatturato annuo è inferiore a 400.000 euro per i servizi) occorre calcolare la differenza tra IVA incassata sulle vendite e IVA pagata sugli acquisti, e versare il saldo positivo entro il 16 del mese successivo.

Le aliquote IVA che riguardano la ristorazione sono principalmente due:

  • 10% sulla somministrazione di alimenti e bevande (il pasto consumato al tavolo)
  • 22% su alcune bevande (alcolici venduti per asporto, ad esempio)

Un errore comune è dimenticare che la liquidazione IVA trimestrale prevede una maggiorazione dell'1% a titolo di interessi. Per i locali con un buon volume di affari, la liquidazione mensile è spesso preferibile: consente di gestire meglio la cassa e di compensare eventuali crediti più rapidamente.

Ritenute IRPEF sui dipendenti

Ogni volta che si paga lo stipendio al personale, il datore di lavoro trattiene una quota di IRPEF e la versa entro il 16 del mese successivo. Questo obbligo riguarda tutti i dipendenti — cuochi, camerieri, lavapiatti — e anche i collaboratori occasionali e i professionisti a partita IVA (in questo caso si trattiene il 20% del compenso lordo).

La mancata ritenuta è un reato penale se supera determinate soglie annuali, non una semplice sanzione amministrativa: è fondamentale che i versamenti siano puntuali.

Contributi INPS: dipendenti e gestione commercianti

I contributi INPS hanno due anime per il ristoratore:

  • Contributi sui dipendenti: si versano mensilmente insieme alle ritenute IRPEF, entro il 16 del mese successivo. L'importo dipende dalla retribuzione lorda e dall'inquadramento contrattuale (CCNL Turismo).
  • Contributi del titolare (gestione commercianti): si versano in quattro rate fisse trimestrali (16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio) più un eventuale conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi.

Per il titolare e i soci che lavorano nel locale, il contributo fisso 2025 ammonta a circa 4.200 euro annui sul reddito minimo, a cui si aggiunge un'aliquota percentuale sul reddito eccedente.

INAIL: premio assicurativo contro gli infortuni

L'assicurazione INAIL è obbligatoria per tutti i dipendenti della ristorazione. Il premio si paga in due momenti: l'autoliquidazione annuale (entro il 16 febbraio) e la regolazione a conguaglio. L'importo dipende dalla massa salariale e dal tasso di rischio della mansione: la cucina ha un tasso più alto della sala, per ovvie ragioni legate al rischio di tagli, ustioni e scivolamenti.

Un consiglio pratico: verificate ogni anno il tasso applicato dall'INAIL. Se il vostro locale ha avuto pochi infortuni, potete richiedere la riduzione del tasso (modello OT23) presentando la documentazione sugli interventi di prevenzione adottati.

Altre scadenze ricorrenti

Oltre agli adempimenti principali, il ristoratore deve tenere d'occhio:

  • Diritto camerale: da versare entro il 30 giugno di ogni anno, con possibile differimento al 30 luglio con maggiorazione dello 0,4%.
  • IMU (se il locale è di proprietà): acconto entro il 16 giugno, saldo entro il 16 dicembre.
  • Dichiarazione dei redditi: modello Redditi PF o SP entro il 30 novembre. Il saldo e il primo acconto si versano entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione).
  • Certificazione Unica: da trasmettere all'Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo per tutti i compensi erogati l'anno precedente.

Come evitare problemi: organizzazione pratica

Il modo più sicuro per non perdere scadenze è affidarsi a un buon commercialista specializzato nel settore ristorazione, ma anche delegando è utile avere un calendario condiviso con le date chiave. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Create un promemoria ricorrente per il giorno 10 di ogni mese: è il momento di verificare che il commercialista abbia preparato l'F24 per il 16.
  • Mantenete separato il conto corrente dedicato ai versamenti fiscali: accantonate il 35-40% del fatturato netto ogni mese per non trovarvi scoperti alle scadenze.
  • Richiedete al commercialista un prospetto trimestrale con il riepilogo dei versamenti effettuati: vi permetterà di verificare che tutto sia in ordine prima che i termini di contestazione scadano.

Le sanzioni per versamento tardivo partono dal 15% dell'importo dovuto (ridotte all'1,5% con ravvedimento operoso entro 30 giorni). Non è mai conveniente rimandare: il ravvedimento operoso consente di regolarizzare con penalità minime se si interviene tempestivamente.

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Domande frequenti

Ogni quanto si versa l'IVA per un ristorante?

Mensilmente (entro il 16 del mese successivo) se il fatturato annuo supera i 400.000 euro, oppure trimestralmente con una maggiorazione dell'1% di interessi. La maggior parte dei ristoranti con un buon volume opta per la liquidazione mensile.

Cosa succede se non verso le ritenute IRPEF dei dipendenti?

Il mancato versamento delle ritenute certificate è un reato penale (art. 10-bis D.Lgs. 74/2000) se l'importo supera i 150.000 euro annui. Sotto tale soglia si applicano sanzioni amministrative dal 15% al 30%. Il ravvedimento operoso entro 90 giorni riduce la sanzione all'1,67%.

Quanto devo accantonare ogni mese per le tasse del ristorante?

Una regola pratica è accantonare tra il 35% e il 40% del fatturato netto mensile su un conto separato. Questo importo copre IVA, ritenute IRPEF, contributi INPS e INAIL. Il commercialista può affinare la percentuale in base alla vostra situazione specifica.

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