Il passaparola non succede da solo, si costruisce
Molti ristoratori pensano al passaparola come a qualcosa che arriva naturalmente se la cucina è buona e il servizio è cortese. In parte è vero, ma aspettare che accada da solo significa lasciare sul tavolo una delle leve di crescita più potenti ed economiche che un locale ha a disposizione. Il passaparola si può innescare, guidare e amplificare con azioni concrete.
Dare ai clienti un motivo per parlarne
Le persone parlano di ciò che le sorprende, non di ciò che è nella media. Un dettaglio inaspettato, un piccolo omaggio non richiesto, un piatto fuori menu raccontato dal cameriere, un'attenzione personale a chi festeggia un'occasione, genera più conversazioni spontanee di un servizio semplicemente corretto.
- Piccoli gesti a sorpresa: un assaggio di un piatto nuovo prima che venga inserito in menu, un caffè offerto a chi festeggia.
- Elementi facilmente condivisibili sui social: un piatto con una presentazione particolare, un angolo del locale curato per le foto.
- Storie da raccontare: un aneddoto sul piatto, sull'ingrediente, sul nome del locale che il cliente possa ripetere ad altri.
Rendere facile parlarne
Anche il cliente più entusiasta a volte non pensa spontaneamente di raccontare l'esperienza. Aiutalo:
- Un biglietto da visita curato da lasciare sul tavolo o in cassa, facile da prendere e passare ad altri.
- Un tag di posizione o un hashtag semplice da ricordare per chi vuole condividere una foto.
- Un'occasione esplicita, detta con naturalezza a fine cena, senza insistenza, per invitare a parlarne su Google.
Il ruolo del personale di sala
Il passaparola parte spesso dalla relazione umana costruita in sala. Un cameriere che ricorda il nome di un cliente abituale, che consiglia un piatto in base ai gusti già espressi in passato, che chiede com'è andata l'ultima volta, costruisce un legame che il cliente racconta più volentieri agli amici rispetto a un servizio anonimo, per quanto efficiente.
Le persone non consigliano i ristoranti buoni, consigliano i ristoranti di cui hanno qualcosa da raccontare.
Incentivare senza sembrare disperati
Piccoli incentivi, uno sconto sulla prossima visita per chi porta un amico, un omaggio per chi lascia una recensione dettagliata, funzionano, ma vanno proposti con equilibrio: se ogni comunicazione del locale chiede qualcosa al cliente, l'effetto è opposto a quello desiderato. Meglio poche richieste, ben scelte, nei momenti in cui il cliente è più soddisfatto, a fine pasto, dopo un complimento spontaneo.
Misurare quello che si può
Chiedere in cassa come il cliente ha conosciuto il locale, per qualche settimana, dà un'idea reale di quanto passaparola stia arrivando e da dove, molto più utile di qualsiasi impressione soggettiva. È un'informazione semplice da raccogliere e spesso trascurata.
Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo!
Lascia un commento