Budget di marketing per un ristorante: quanto investire e su cosa
Quanto dovrebbe spendere in marketing un ristorante ogni mese, e come dividere quel budget tra i vari canali disponibili.
Molti ristoratori pensano di aver bisogno di un servizio fotografico professionale per avere immagini all'altezza dei social e del menu online. In realtà, con lo smartphone che già hanno in tasca e qualche accorgimento tecnico gratuito, si possono ottenere foto quasi indistinguibili da quelle di un professionista, almeno per l'uso quotidiano su Instagram, Google e delivery. Vale la pena imparare quattro o cinque regole solide, perché verranno usate ogni settimana per anni.
Il primo errore quasi universale è fotografare con la luce artificiale della sala, spesso calda e gialla, che appiattisce i colori e fa sembrare il cibo meno fresco. La luce naturale, anche indiretta, cambia tutto. Se possibile, fotografare i piatti vicino a una finestra durante il giorno, con la luce che arriva di lato e non frontale: crea ombre morbide che danno volume e texture al cibo. Mai usare il flash del telefono: appiattisce completamente l'immagine e crea riflessi innaturali su salse e superfici lucide.
Perfetta per piatti con più elementi visibili dall'alto: pizze, insalate composte, taglieri, piatti con salse decorate. Funziona bene quando la composizione nel piatto è già bella da vedere a volo d'uccello.
È l'angolazione più naturale e usata, quella che replica lo sguardo di chi è seduto al tavolo. Ottima per piatti con altezza, come un secondo con contorno, un dolce a strati, un panino farcito.
Utile per mostrare stratificazioni, per esempio un burger tagliato a metà o un dolce a più strati: qui l'obiettivo è mostrare l'interno, non la superficie.
Un errore comune è riempire l'inquadratura con troppi elementi (posate, tovaglioli, più piatti insieme) pensando che dia ricchezza all'immagine. In realtà, il piatto protagonista deve occupare la maggior parte dell'inquadratura, con al massimo uno o due elementi di contorno (un bicchiere di vino, un tovagliolo di lino, le briciole di un ingrediente sparse con naturalezza). Meno distrazioni, più attenzione sul cibo.
Un tavolo in marmo chiaro, legno grezzo scuro, o anche solo una tovaglia neutra fanno una differenza enorme rispetto a una tovaglia plastificata colorata o un piano di lavoro disordinato sullo sfondo. Se il tavolo del locale non è fotogenico, tenere a disposizione in cucina una piccola tavola di legno o una lastra neutra da appoggiare solo per gli scatti.
Il cibo va fotografato appena impiattato, prima che il calore appassisca l'insalata, che il gelato inizi a sciogliersi, che la salsa si rapprenda sui bordi. Anche solo tre minuti di ritardo si vedono chiaramente nella foto finale. Conviene organizzare un momento dedicato durante il servizio, magari con il primo piatto in uscita per ogni nuova ricetta, invece di rincorrere gli scatti quando è già tardi.
Non serve Photoshop. Le app native di editing dello smartphone, o applicazioni gratuite come Snapseed, permettono di regolare tre parametri che fanno la differenza: leggero aumento di luminosità e contrasto, saturazione mai esagerata (i colori troppo accesi sembrano finti e artificiali), e una leggera correzione della temperatura colore se la foto risulta troppo gialla o troppo blu.
Se si vuole fare un passo oltre lo smartphone puro, un piccolo pannello led da tavolo con luce diffusa (si trova online a meno di 30 euro) risolve il problema delle giornate senza sole o del servizio serale, quando la luce naturale non c'è. È l'unico accessorio davvero utile prima di pensare a obiettivi o attrezzature più costose.
Va usata con moderazione: la modalità ritratto simula la sfocatura di un obiettivo professionale ma spesso sbaglia i bordi attorno al piatto, sfocando parti che dovrebbero restare nitide, come il bordo esterno del piatto stesso. Meglio avvicinarsi fisicamente al soggetto con la modalità foto normale, che su molti smartphone recenti produce già una sfocatura naturale dello sfondo senza artefatti.
Una sessione di 30-40 minuti concentrata durante un servizio, dedicata a 8-10 piatti principali del menu, produce materiale sufficiente per almeno un mese di pubblicazioni social più gli aggiornamenti del menu online e delle piattaforme di delivery. Meglio ripetere questa sessione ogni due-tre mesi, o a ogni cambio di menu stagionale, piuttosto che affannarsi a fotografare un piatto alla volta ogni settimana.
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