Il food cost è probabilmente l'indicatore più importante per capire se un menu è davvero redditizio. Eppure molti ristoratori lo calcolano solo "a sensazione", oppure non lo calcolano affatto — e si accorgono troppo tardi che alcuni piatti, magari i più venduti, stanno in realtà erodendo il margine.
Cos'è il food cost
Il food cost è la percentuale del prezzo di vendita di un piatto coperta dal costo delle materie prime. La formula è semplice:
food cost % = (costo materie prime ÷ prezzo di vendita) × 100
Esempio: una pizza margherita che costa 1,80€ di ingredienti e viene venduta a 7€ ha un food cost del 25,7%. Più questa percentuale è bassa, più margine resta sul piatto — ma attenzione: un food cost troppo basso può anche significare porzioni scarse o un prezzo percepito come eccessivo dal cliente.
Quali sono i valori di riferimento
Non esiste un numero "giusto" in assoluto, ma alcuni intervalli sono comunemente usati come riferimento nel settore:
- Ristorazione tradizionale: 28–35%
- Pizzeria: spesso più basso, 20–28%, grazie a ingredienti relativamente economici
- Bar / colazioni: molto variabile, ma spesso sotto il 25% su caffetteria, più alto su cocktail con ingredienti premium
Questi intervalli vanno adattati al tuo posizionamento: un locale gourmet con materie prime di alta qualità può avere food cost più alti compensati da prezzi medi più alti.
Come usarlo per fissare i prezzi
Conoscere il food cost target ti permette di calcolare il prezzo di vendita "al contrario": parti dal costo del piatto e dividi per il food cost target espresso in decimale.
prezzo di vendita = costo materie prime ÷ (food cost target % ÷ 100)
Esempio: un piatto che costa 4€ e per cui vuoi un food cost del 30% va venduto a 4 ÷ 0,30 = 13,33€.
Puoi fare questo calcolo piatto per piatto con il nostro calcolatore food cost gratuito: inserisci il costo e il target, e ottieni subito il prezzo consigliato.
Gli errori più comuni
- Dimenticare gli sprechi: scarti di lavorazione, porzioni non standardizzate e materie prime scadute vanno considerati, altrimenti il food cost reale è più alto di quello calcolato sulla carta.
- Non aggiornare i costi: i prezzi dei fornitori cambiano. Un piatto calcolato un anno fa può avere oggi un food cost ben diverso.
- Guardare solo la percentuale: un piatto con food cost alto ma margine in euro alto (perché ha un prezzo di vendita alto) può essere comunque più redditizio di un piatto con food cost basso ma margine in euro minimo. Conta anche il margine assoluto, non solo la percentuale.
Una volta calcolato il food cost di ogni piatto, il passo successivo è incrociarlo con i dati di vendita: i piatti più venduti hanno un buon margine? I piatti col margine migliore sono valorizzati nel menu? Questo incrocio è il punto di partenza del menu engineering, di cui parliamo in un'altra guida.
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