La differenza fondamentale
Costi fissi: li paghi indipendentemente dal volume di attività (affitto, stipendi base, assicurazioni, rate mutuo). Costi variabili: cambiano proporzionalmente al volume (materie prime, personale extra, lavanderia, packaging). Costi semi-variabili: hanno una parte fissa e una variabile (utenze, manutenzione).
Elenco dei costi fissi tipici
Affitto: 2.000-8.000 €/mese (il range è enorme e dipende dalla zona). Stipendi base dipendenti fissi: il costo più pesante. Assicurazioni (RCT, incendio, furto): 150-500 €/mese. Rate mutuo o leasing attrezzature. Commercialista e consulenza: 200-500 €/mese. Software e abbonamenti: 100-300 €/mese. Ammortamento attrezzature.
Elenco dei costi variabili tipici
Materie prime (food cost): il costo variabile principale, proporzionale al numero di coperti. Personale extra e a chiamata. Lavanderia (tovaglie, divise): proporzionale all'uso. Packaging per asporto e delivery. Commissioni piattaforme delivery (25-35% del valore dell'ordine). Prodotti per la pulizia.
Costi semi-variabili
Utenze (gas, elettricità, acqua): una parte fissa (quota potenza impegnata) e una variabile (consumo effettivo). Manutenzione: ordinaria programmata (fissa) + straordinaria (variabile). Marketing: budget fisso + spese per eventi o promozioni specifiche.
Come usare questa classificazione
Per il break-even: i costi fissi determinano quanti coperti servono per pareggiare. Per le decisioni: «se apro anche a pranzo, quali costi variabili in più avrò?» Per le crisi: in bassa stagione puoi ridurre i costi variabili (meno personale extra, meno materie prime) ma i fissi restano — ed è lì che servono le riserve.
Il margine di contribuzione
Per ogni coperto: scontrino medio − costi variabili per coperto = margine di contribuzione. Questo margine deve coprire i costi fissi e generare profitto. Se il margine di contribuzione è troppo basso, anche 200 coperti al giorno non bastano.