Molti ristoratori delegano tutto al commercialista e scoprono come va davvero l'attività solo a bilancio chiuso, mesi dopo. Il problema è che nella ristorazione i margini sono stretti e le cose possono peggiorare in fretta: un aumento del costo delle materie prime, qualche turno di troppo in busta paga, uno spreco che si ripete ogni settimana. Serve un controllo mensile, anche semplice, fatto dal titolare, che non sostituisce il commercialista ma permette di reagire prima che i numeri si trasformino in un problema serio.
Il food cost, calcolato davvero
Il food cost è il rapporto tra il costo delle materie prime consumate e il fatturato dello stesso periodo. Molti locali lo stimano solo guardando le fatture dei fornitori pagate nel mese, ma questo confonde gli acquisti con i consumi: se un fornitore viene pagato in ritardo o si fa una scorta più grande del solito, il dato mensile si distorce. Il modo corretto è: giacenza iniziale più acquisti meno giacenza finale, diviso il fatturato dello stesso periodo. Richiede un inventario, anche approssimativo, ma dà un numero affidabile su cui prendere decisioni, per esempio se rivedere un prezzo in menu o cambiare fornitore.
Il costo del lavoro, non solo gli stipendi
Guardare la busta paga netta non basta: il costo reale del lavoro comprende contributi, TFR accantonato, eventuali straordinari e tredicesima spalmata sui dodici mesi. Un errore frequente è calcolare il costo del personale a consuntivo solo quando arriva la scadenza dei contributi, invece che mese per mese. Tenere sotto controllo il rapporto tra costo del lavoro e fatturato permette di capire se i turni sono dimensionati bene rispetto all'incasso reale, e non solo rispetto alle sensazioni di quanto è stato pieno il locale.
Food cost e costo del lavoro insieme rappresentano la parte più pesante delle uscite variabili. Sottraendoli al fatturato, insieme agli altri costi fissi (affitto, utenze, assicurazioni, rate di eventuali finanziamenti), si ottiene il margine operativo reale del mese. È utile anche calcolare, almeno una volta l'anno e poi aggiornarlo, il punto di pareggio: il fatturato minimo mensile necessario a coprire tutti i costi fissi. Sapere a quanto ammonta permette di leggere un mese fiacco con lucidità, capendo subito se ci si è avvicinati pericolosamente a quella soglia o se si è ancora in un margine di sicurezza.
Incassi per fascia oraria e per giorno
Oltre ai grandi numeri mensili, vale la pena tenere un semplice foglio con l'incasso per giorno della settimana e, se possibile, per fascia (pranzo/cena). Questo aiuta a individuare pattern che il solo totale mensile nasconde: un mercoledì sistematicamente in perdita, o una cena che regge solo grazie al weekend.
Sprechi e cali di magazzino non spiegati
Un controllo periodico dell'inventario, confrontato con quanto dovrebbe risultare dai consumi registrati a scontrino, aiuta a individuare sprechi in cucina, porzioni non allineate alla scheda tecnica, o più raramente ammanchi. Non serve un inventario giornaliero: anche una verifica quindicinale sulle categorie di prodotto più costose (carne, pesce, alcolici) dà un segnale utile.
Strumenti utili per partire
Non serve un software gestionale complesso per iniziare: un foglio di calcolo aggiornato ogni fine mese con questi indicatori è già un ottimo punto di partenza. Su RistoratorePro.it, nella sezione Strumenti, sono disponibili calcolatori gratuiti per food cost e margine che possono essere utili per fare rapidamente questi conti senza costruire formule da zero.
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